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Olio di oliva extravergine
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Le complessità organolettiche
dell’ olio di oliva extravergine
derivano dalla presenza di
composti noti come sostanze insaponificabili quali
polifenoli, biofenoli, aldeidi,
chetoni, secoiridoidi ed esteri
aromatici o alifatici.
La nostra
sensazione del fruttato (e/o di
altri aromi presenti in misura
diversa a seconda del cultivar
di provenienza e di altre
condizioni di produzione),
deriva da questi composti
responsabili dell’infinita serie
di tonalità aromatiche e
olfattive proprie di questi oli. |
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Premettiamo che è impossibile
ottenere un buon olio di oliva
axtravergine partendo
da una materia prima scadente
(olive raccolte da cultivar non
adatti, olive di cascola, olive
provenienti da raccolte tardive
o olive raccolte da cultivar
attaccati da patogeni come la
mosca dell’ulivo). Ogni difetto
delle olive si trasmetterà
implacabilmente nell’olio
prodotto. Da qui discende la
necessità di selezione dei
frutti, del loro mantenimento
durante lo stoccaggio e dal
metodo di estrazione. |
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I fattori che influenzano la
qualità di un olio extravergine, sia
sotto l’aspetto chimico-fisico
delle componenti che dal punto
di vista organolettico possono
essere classificati come
derivanti da: varietà di olivo
coltivata (cultivar); area
geografica di coltivazione;
condizioni climatiche; grado di
maturazione delle olive;
tecnologia di raccolta; tempi e
luoghi di conservazione delle
olive; tecniche di estrazione;
conservazione dell’olio; igiene
e pulizia generali; tempo e
temperatura di gramolazione;
trattamenti alla pianta e al
terreno, possibile infestazione
della mosca olearia. |
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I sensi impegnati nella
degustazione dell’olio sono
l’olfatto, la vista e il gusto.
L’analisi olfattiva
impone l’aspirazione profonda
con le due narici da ripetersi
dopo un certo periodo di tempo
perché l’olfatto tende ad una
assuefazione provvisoria.
L’analisi visiva
comprende la valutazione di
limpidezza, densità e colore. La
limpidezza è funzione dell’età e
dei processi di filtrazione a
cui l’olio è stato sottoposto.
Sospensioni e depositi possono
essere naturali e non
compromettere la qualità.
Comunque un deposito eccessivo
denota scarsa cura nella
lavorazione e può danneggiare la
qualità dell’olio. Il colore
dipende da: presenza di
pigmenti: carotenoidi (colore
giallo oro), clorofilla e foglie
(colore verde); grado di
maturazione; cultivar (diversa
varietà).
L’analisi gustativa di un
olio raccomanda di assumere in
bocca dall’apposito bicchierino
(in alternativa usare un
bicchiere chiuso) l’equivalente
di un cucchiaino di olio;
mettetelo in bocca senza
deglutire e lasciatevelo
riscaldare. Inspirate aria
attraverso i denti per
ossigenarlo e fate roteare
l’olio in bocca per diverso
tempo in modo da avvertire i
retrogusti. Fatto ciò espellete
l’olio dalla bocca. |
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Organoletticamente,
l'olio extravergine d'oliva di
buona qualità ha profumo
gradevole, nettamente riferibile
a quello del frutto da cui
deriva e sapore assai piacevole,
caratteristico: profumo e sapore
sono tuttavia molto variabili in
relazione al tipo di prodotto
connesso con la provenienza, la
varietà dei frutti, il metodo di
estrazione, il grado di
maturazione e lo stato sanitario
delle olive, la maggiore o minor
freschezza che va da quella
dell'olio nuovo a quella
dell'olio che ha superato il
periodo ideale di consumo, ossia
l'annata di produzione e si è
avviato ad affrontare per la
seconda volta la stagione calda
dopo 18 e più mesi
dall’estrazione. |
La degustazione dell’olio
d'oliva è un'arte piuttosto
complessa e difficile che
richiede cognizioni specifiche,
buona memoria e allenamento; fra
le cognizioni assumono
importanza i concetti che
seguono:
- l’olio d'oliva, a
differenza del vino, non deve
piacere e quindi essere
giudicato di per sè in purezza,
ma va immaginato nella sua
applicazione come condimento;
- l’olio d'oliva non contiene
sostanze di gusto naturalmente dolce: la sua dolcezza è quindi
costituita da assenza di amaro e
da elevata fluidità;
- l’amaro è
un attributo normalmente
presente in molti oli tipici,
assente in altri e corrisponde
solitamente alla presenza di
sostanze pregevoli naturalmente
amare. Un olio con un amaro
eccessivo può non riuscire
gradito a qualche consumatore,
nel qual caso deve essere
lasciato evolvere;
- l’acidità libera, che si misura in peso di
acido oleico non esterificato,
non si avverte direttamente al
gusto e va quindi rilevata con
esame chimico; gli oli con
elevata acidità in genere
denunciano difetti organoletticamente più o meno
sensibili come il rancido, il
morchiato, il riscaldo,
l’inacetito...
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